sabato 27 dicembre 2014

Il declino dell'UFC


Con tre azioni legali intentate, l'UFC si trova ad affrontare la più grande crisi da che, nel 2006, divenne, in regime di monopolio quasi assoluto, la più grande promozione di MMA al Mondo.
Le azioni legali sono state promosse da alcuni ex fighter dell'evento americano.
Violazione della legge anti-trust, sfruttamento dell'immagine degli atleti, regime di assoluto monopolio (eventi acquistati per essere distrutti, vedi PRIDE e STRIKEFORCE), contratti capestro, che hanno asservito chi combatteva e borse ridicole (si parla di poche migliaia di dollari, lordi, quanto l'UFC ha fatto, negli anni, profitti ultra milionari).
Con la perdita dei migliori atleti degli ultimi 10 anni (St.Pierre, A. Silva e Velasquez), fuori per periodi estremamente lunghi, la Compagnia americana ha registrato un progressivo calo di interesse ed i profitti sono scesi del 40%.
Il tutto contornato dall'arroganza padronale del management americano, che, tristemente, ha coinvolto anche qualche micro-promoter, che si è messo la fotografia di Dana White sul comodino.
Ma non si sottovaluti la miopia di chi combatte che, accettando condizioni contrattuali pietose, ha fatto il gioco della Compagnia stessa.
Contrariamente all'opinione comune, credo che il dissolvimento dell'UFC (o la sua eventuale cessione), gioverebbe ai fighter ed al movimento stesso. Più soldi per chi combatte, più si ampia il bacino delle persone interessate.
Probabile la necessità di un biennio di assestamento, ma ci sarebbe più spazio per tutti.
Più eventi, più interesse ed a diverse latitudini. Gli americani ed i brasiliani, che sono tra i migliori, sono estremamente favoriti. Gli europei sono generalmente acquisiti per perdere o, comunque, per far numero. Ma i russi e gli atleti dell'Est in genere?
Chi vivrà vedrà. 

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